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	<title>Commenti a: Il nuovo sito</title>
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	<description>Associazione Riformisti e Democratici - ReD</description>
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		<title>Di: Sebastiano Abbenante</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-134</link>
		<dc:creator>Sebastiano Abbenante</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 18:01:59 +0000</pubDate>
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		<description>Perchè ci riconosciamo in Bersani

A ottobre si decide la leadership del partito democratico. In realtà, per chi ci crede, si decide molto di più. Si decide il riscatto di un’Italia violentata nei diritti e nella sopravvivenza, riscatto che solo un’opposizione innovativamente strutturata può tentare.
La candidatura di Bersani appare la più forte, ma ciò non basta per renderla autorevole, pertanto un ragionamento può spiegare perché è anche autorevole.
Franceschini è il portatore di uno stile di segretario con grandi pregi, semplice nei modi e nei concetti, lineare nei comportamenti al limite della frugalità di vita (e non è poca cosa oggi per chi deve essere anche di esempio), combattivo e determinato verso avversari potenti e organizzati, integratore tra le anime del cristianesimo sociale di Zaccagnini e la tradizione sociale della sinistra, scevro da preconcetti, aperto ad innovazioni sociali ed etiche ed alle nuove generazioni, non bramoso di un potere temporale che la politica oggi induce. Tutto questo va riconosciuto.
Ma oggi siamo in una politica battagliera, una politica che ha di fronte due sfide gigantesche: la prima è quella di dimostrare che l’antipolitica non è un’alternativa; chi la coltiva fa il gioco dei poteri forti (economici, aziendali e malavitosi) che occuperebbero immediatamente gli spazi lasciati liberi dalla politica. La seconda è una battaglia da vincere contro una destra che ha manipolato la realtà, ha i mezzi per farlo e l’unica cosa che propone è l’ottimismo spensierato, riconducendo a fattori psicologici ciò che ogni famiglia italiana vive sulla propria pelle. Una sola arma è idonea per sperare in un riscatto: un’idea forte di sviluppo sociale della nostra società, idea strutturata in programmi, temi, azioni, tattiche, comunicazione, tutto ciò che la possa rendere fattore di entusiasmo e credibilità da parte dei cittadini.
Bersani ha dimostrato, nel governo Prodi, che una politica di liberalizzazioni, accoppiata ad una reale politica di lotta all’evasione con Visco, era il presupposto per rendere questo paese moderno e aperto alla mobilità sociale delle nuove generazioni, che avrebbero potuto godere di un contesto sociale e lavorativo meno corporativo di quello che oggi l’Italia esprime. Un trattore politico lanciato ad arare i campi ispidi ed infecondi della nostra Italia. Bersani è pertanto colui che oggi è portatore e sperimentatore di idee che possono cambiare l’Italia.
Un’ultima nota non secondaria. Bersani ha annunciato che la sua idea di partito è quella di un “partito da combattimento”. Se le parole hanno un peso ed un senso la trovo una sintesi felice e significativa. Non più un “partito di lotta”, tipico di una sinistra da prima repubblica, ma da combattimento. C’è in questo una differenza sostanziale e profondissima. La lotta è stato un mito della sinistra, il suo vero senso deriva dal latino lucta e si addice ad uno scontro corpo a corpo tra atleti disarmati. E’ una categoria eroica che, associata a ideali da difendere, rende nobile il combattimento. Ha però la caratteristica di non porre enfasi nella fase preparatoria, quella che prelude all’esito della lotta. Il concetto di combattimento implica invece un armamento ed implica il prepararsi ad operazioni di guerra in maniera collettiva. Naturalmente tutto interpretato nel quadro politico civile. Ma il paradigma cambia. Non basta oggi l’entusiasmo dei valori in cui si crede, occorre conoscere ed attuare le tattiche perché tali valori possano conseguirsi. Occorre, in chiave politica, curare “la logistica” dei programmi politici che spesso richiedono un quinquennio di azioni per realizzarsi, senza perdere fette di consenso. Altrimenti si fa populismo, l’unica forma politica che promette ritorni immediati, ed immancabilmente, in seconda battuta, continuamente rinviati.
Bersani ha esperienza, determinazione, ideazione e volontà per essere un combattente in un partito di combattenti. E se da emiliano doc rappresenta il sud del nord, anche la nostra Sicilia può riconoscersi in un candidato segretario che deve portarci al riscatto e ad un’Italia moderna e più egualitaria.

Sebastiano Abbenante
Riformisti e Democratici - Gela</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perchè ci riconosciamo in Bersani</p>
<p>A ottobre si decide la leadership del partito democratico. In realtà, per chi ci crede, si decide molto di più. Si decide il riscatto di un’Italia violentata nei diritti e nella sopravvivenza, riscatto che solo un’opposizione innovativamente strutturata può tentare.<br />
La candidatura di Bersani appare la più forte, ma ciò non basta per renderla autorevole, pertanto un ragionamento può spiegare perché è anche autorevole.<br />
Franceschini è il portatore di uno stile di segretario con grandi pregi, semplice nei modi e nei concetti, lineare nei comportamenti al limite della frugalità di vita (e non è poca cosa oggi per chi deve essere anche di esempio), combattivo e determinato verso avversari potenti e organizzati, integratore tra le anime del cristianesimo sociale di Zaccagnini e la tradizione sociale della sinistra, scevro da preconcetti, aperto ad innovazioni sociali ed etiche ed alle nuove generazioni, non bramoso di un potere temporale che la politica oggi induce. Tutto questo va riconosciuto.<br />
Ma oggi siamo in una politica battagliera, una politica che ha di fronte due sfide gigantesche: la prima è quella di dimostrare che l’antipolitica non è un’alternativa; chi la coltiva fa il gioco dei poteri forti (economici, aziendali e malavitosi) che occuperebbero immediatamente gli spazi lasciati liberi dalla politica. La seconda è una battaglia da vincere contro una destra che ha manipolato la realtà, ha i mezzi per farlo e l’unica cosa che propone è l’ottimismo spensierato, riconducendo a fattori psicologici ciò che ogni famiglia italiana vive sulla propria pelle. Una sola arma è idonea per sperare in un riscatto: un’idea forte di sviluppo sociale della nostra società, idea strutturata in programmi, temi, azioni, tattiche, comunicazione, tutto ciò che la possa rendere fattore di entusiasmo e credibilità da parte dei cittadini.<br />
Bersani ha dimostrato, nel governo Prodi, che una politica di liberalizzazioni, accoppiata ad una reale politica di lotta all’evasione con Visco, era il presupposto per rendere questo paese moderno e aperto alla mobilità sociale delle nuove generazioni, che avrebbero potuto godere di un contesto sociale e lavorativo meno corporativo di quello che oggi l’Italia esprime. Un trattore politico lanciato ad arare i campi ispidi ed infecondi della nostra Italia. Bersani è pertanto colui che oggi è portatore e sperimentatore di idee che possono cambiare l’Italia.<br />
Un’ultima nota non secondaria. Bersani ha annunciato che la sua idea di partito è quella di un “partito da combattimento”. Se le parole hanno un peso ed un senso la trovo una sintesi felice e significativa. Non più un “partito di lotta”, tipico di una sinistra da prima repubblica, ma da combattimento. C’è in questo una differenza sostanziale e profondissima. La lotta è stato un mito della sinistra, il suo vero senso deriva dal latino lucta e si addice ad uno scontro corpo a corpo tra atleti disarmati. E’ una categoria eroica che, associata a ideali da difendere, rende nobile il combattimento. Ha però la caratteristica di non porre enfasi nella fase preparatoria, quella che prelude all’esito della lotta. Il concetto di combattimento implica invece un armamento ed implica il prepararsi ad operazioni di guerra in maniera collettiva. Naturalmente tutto interpretato nel quadro politico civile. Ma il paradigma cambia. Non basta oggi l’entusiasmo dei valori in cui si crede, occorre conoscere ed attuare le tattiche perché tali valori possano conseguirsi. Occorre, in chiave politica, curare “la logistica” dei programmi politici che spesso richiedono un quinquennio di azioni per realizzarsi, senza perdere fette di consenso. Altrimenti si fa populismo, l’unica forma politica che promette ritorni immediati, ed immancabilmente, in seconda battuta, continuamente rinviati.<br />
Bersani ha esperienza, determinazione, ideazione e volontà per essere un combattente in un partito di combattenti. E se da emiliano doc rappresenta il sud del nord, anche la nostra Sicilia può riconoscersi in un candidato segretario che deve portarci al riscatto e ad un’Italia moderna e più egualitaria.</p>
<p>Sebastiano Abbenante<br />
Riformisti e Democratici &#8211; Gela</p>
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	<item>
		<title>Di: Sebastiano Abbenante</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-108</link>
		<dc:creator>Sebastiano Abbenante</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 17:37:46 +0000</pubDate>
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		<description>Le Libertà in politica

Il recente congresso celebrativo dei natali del nuovo partito delle Libertà, che vede confluire AN e Forza Italia, è un ottimo spunto per un ragionamento di base.
Senza nulla togliere alla magnificenza dell’evento, impeccabile per organizzazione e veicolazione dei consensi, forse è arrivato il momento di far chiarezza sui valori, assunti come principi della politica, ripetuti così tanto da perdere il loro significato per approdare ad una ovvietà valoriale che è bene, per tutti, dirimere.
La libertà è sempre stato un valore ispiratore, è però stato sempre un valore condizionato o, meglio dire, subordinato, non autonomo in sé. Infatti la libertà presuppone una risorsa alla quale attribuirlo. La risorsa (chiamiamola così per mancanza di altre migliori accezioni) che dà senso alla libertà può essere un bene di cui si ha disponibilità e per la sua fruizione più piena ha bisogno appunto del principio della libertà.
La libertà di esprimere opinioni ha bisogno della risorsa dell’ascolto (anch’esso libero) e della partecipazione, senza le quali diventa monologo o preghiera. La libertà di emancipazione in generale presuppone la disponibilità di risorse civili come la scolarizzazione, la specializzazione formativa, il lavoro e il ruolo sociale. La libertà di disporre dei propri beni materiali presuppone i beni materiali su cui operare le scelte d’uso. Persino la libertà di affetto presuppone la scelta delle compagnie e delle persone che uno stima e apprezza, non può realizzarsi nel chiuso di una stanza.
Pochi esempi per dire che la Libertà vale più di un tesoro se è presente la risorsa di cui si invoca la libertà di fruizione.
Bene, oggi questo aspetto di subordinazione, viene sottaciuto, arrivando al paradosso che può invocare il principio di libertà anche un lavoratore che perde il posto di lavoro, ha figli e moglie da mantenere, ha, magari, un’età non più giovanile e vive in un ambiente deficitario di servizi di assistenza e supporto. Un tale tipo di realtà (e oggi tali situazioni stanno purtroppo scatenandosi esponenzialmente per la crisi di deflazione in atto) si presta scarsamente ad essere declinata con il principio della libertà, Libertà di far cosa? Di gestire o fruire di cosa?
Senza voler essere manicheo tale principio, fondamento di ogni democrazia, necessita purtroppo di risorse subordinate. Certo, i ceti benestanti colgono a pieno la magnificenza di tale principio. I ceti in difficoltà o emarginati scarsamente ne colgono le ricadute.
Ecco, in una società civile sarebbe opportuno che la Libertà avesse un senso per tutti, ossia tutti dovrebbero avere risorse personali e collettive, variamente distribuite, su cui declinare il sano principio della Libertà.
Lo sanno questo i nuovi viaggiatori del nascente partito delle Libertà? Sanno che tale fantastico principio, inneggiato in tutti i processi di liberazione di risorse, va declinato con un subordine? Forse molti preferiscono credere tale principio autonomo, valido egualmente sia per coloro che sprecano che per coloro che non osano pensare ad un futuro.
Forse il Partito delle Libertà dovrebbe sposare l’idea di un Partito delle Risorse, senz’altro variamente distribuite ma non assenti nei vari ceti. Solo poi inneggiare alle Libertà, non vuote perché riferite a risorse di cui tutti mediamente fruiscono.
Auguri al nuovo partito per un libero pensiero civile. Ma quest’ultima libertà presuppone il pensiero civile!

Sebastiano Abbenante
Presidente ReD-Gela</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le Libertà in politica</p>
<p>Il recente congresso celebrativo dei natali del nuovo partito delle Libertà, che vede confluire AN e Forza Italia, è un ottimo spunto per un ragionamento di base.<br />
Senza nulla togliere alla magnificenza dell’evento, impeccabile per organizzazione e veicolazione dei consensi, forse è arrivato il momento di far chiarezza sui valori, assunti come principi della politica, ripetuti così tanto da perdere il loro significato per approdare ad una ovvietà valoriale che è bene, per tutti, dirimere.<br />
La libertà è sempre stato un valore ispiratore, è però stato sempre un valore condizionato o, meglio dire, subordinato, non autonomo in sé. Infatti la libertà presuppone una risorsa alla quale attribuirlo. La risorsa (chiamiamola così per mancanza di altre migliori accezioni) che dà senso alla libertà può essere un bene di cui si ha disponibilità e per la sua fruizione più piena ha bisogno appunto del principio della libertà.<br />
La libertà di esprimere opinioni ha bisogno della risorsa dell’ascolto (anch’esso libero) e della partecipazione, senza le quali diventa monologo o preghiera. La libertà di emancipazione in generale presuppone la disponibilità di risorse civili come la scolarizzazione, la specializzazione formativa, il lavoro e il ruolo sociale. La libertà di disporre dei propri beni materiali presuppone i beni materiali su cui operare le scelte d’uso. Persino la libertà di affetto presuppone la scelta delle compagnie e delle persone che uno stima e apprezza, non può realizzarsi nel chiuso di una stanza.<br />
Pochi esempi per dire che la Libertà vale più di un tesoro se è presente la risorsa di cui si invoca la libertà di fruizione.<br />
Bene, oggi questo aspetto di subordinazione, viene sottaciuto, arrivando al paradosso che può invocare il principio di libertà anche un lavoratore che perde il posto di lavoro, ha figli e moglie da mantenere, ha, magari, un’età non più giovanile e vive in un ambiente deficitario di servizi di assistenza e supporto. Un tale tipo di realtà (e oggi tali situazioni stanno purtroppo scatenandosi esponenzialmente per la crisi di deflazione in atto) si presta scarsamente ad essere declinata con il principio della libertà, Libertà di far cosa? Di gestire o fruire di cosa?<br />
Senza voler essere manicheo tale principio, fondamento di ogni democrazia, necessita purtroppo di risorse subordinate. Certo, i ceti benestanti colgono a pieno la magnificenza di tale principio. I ceti in difficoltà o emarginati scarsamente ne colgono le ricadute.<br />
Ecco, in una società civile sarebbe opportuno che la Libertà avesse un senso per tutti, ossia tutti dovrebbero avere risorse personali e collettive, variamente distribuite, su cui declinare il sano principio della Libertà.<br />
Lo sanno questo i nuovi viaggiatori del nascente partito delle Libertà? Sanno che tale fantastico principio, inneggiato in tutti i processi di liberazione di risorse, va declinato con un subordine? Forse molti preferiscono credere tale principio autonomo, valido egualmente sia per coloro che sprecano che per coloro che non osano pensare ad un futuro.<br />
Forse il Partito delle Libertà dovrebbe sposare l’idea di un Partito delle Risorse, senz’altro variamente distribuite ma non assenti nei vari ceti. Solo poi inneggiare alle Libertà, non vuote perché riferite a risorse di cui tutti mediamente fruiscono.<br />
Auguri al nuovo partito per un libero pensiero civile. Ma quest’ultima libertà presuppone il pensiero civile!</p>
<p>Sebastiano Abbenante<br />
Presidente ReD-Gela</p>
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	<item>
		<title>Di: Sebastiano Abbenante</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-91</link>
		<dc:creator>Sebastiano Abbenante</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 13:44:02 +0000</pubDate>
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		<description>La sfida che il PD deve vincere

Già si predispongono strategie per le prossime elezioni europee. Le soglie di sbarramento sui partiti sono oggetto di accordi a valenza strategica. L’appuntamento è vissuto come una verifica profonda dell’assetto politico attuale e ancor più dell’assetto interno del PD. Nascono pertanto riflessioni sulla marcia in più da dare al Partito Democratico per scongiurare una fase, inutile nasconderlo, di difficoltà, tutta interna. Si, interna al partito, non addebitabile a cause prevalenti esterne, ma ad assetti, metodi ed organizzazioni che stanno presentando il conto. Il paradosso che si presenta è che esiste un bacino di consenso che vorrebbe essere rappresentato, più ampio dei numeri che il PD presenta nei sondaggi e nello stesso parlamento. Ma vuole essere rappresentato con approcci e presupposti differenti.
Il tema è attuale e fondante e corrisponde alla domanda: Ma il “nuovo” del partito democratico può essere il solo presupposto dell’efficacia del partito?. Sembra, allo stato dell’arte, che ciò non basti. Pur essendo il primo partito che ha “inventato” le primarie, che ha posto nel suo statuto la limitazione numerica sulle legislature, che, con Veltroni, insiste nel rinnovamento della classe dirigente, che sacrifica le alleanze ad una linea pragmatica e di governo. Evidentemente ciò non basta o, meglio dire, è una sola componente, non l’unica, di cui il partito deve dotarsi. Qual è allora la componente mancante che fa soffrire la base che vuole essere rappresentata in contrapposizione alle politiche della destra governativa o alle politiche localistiche che stanno investendo l’Italia?
La risposta è articolata e per capirla occorre citare un presupposto.
Il novecento è stato un secolo con una storia tormentata ma percorsa da passioni forti. Le ideologie, nel loro carico passionale, oserei dire mitizzante, avevano aggregato masse di elettorato fornendo chiavi di lettura dei fenomeni sociali, non degli eventi. Ossia di quegli assetti della società che facevano parte della vita quotidiana della gente, dando risposte ed indicazioni di rappresentanza che la società interpretava. La stessa dottrina del  cattolicesimo sociale assolveva allo stesso compito delle ideologie, ossia di interpretare fenomeni sociali e indirizzare i programmi di governo. Nel terzo millennio le ideologie ci hanno abbandonato perché hanno preteso di essere, oltre che strumenti di interpretazione dei fenomeni sociali anche piani di politica di governo, con risultati paradossali ed in alcuni casi disastrosi.
Rimane però il fatto che assolvevano ad un compito fondante che era quello di fornire all’elettore una visione “fenomenica” della realtà, sintesi dei macromeccanismi che regolavano i rapporti di forza tra ceti sociali e poteri economici. Questa funzione, con la caduta delle ideologie, è venuta meno.
Un fatto eclatante ed attuale ci fa accorgere di tale mancanza. La spaccatura sindacale tra CGIL da una parte e CILS e UIL dall’altra, sta avvenendo sulla base di un postulato che vede ribadire da parte di Bonanni e Angeletti una missione sindacale perimetrata dall’obiettivo di fare buoni contratti, stante la situazione economica e politica attuale. Epifani sostiene, di fatto ed in contrapposizione, un ruolo “politico” del sindacato, ove per ruolo politico si intende estendere l’analisi e le rivendicazioni partendo anche dalle scelte politiche che immancabilmente condizionano regole ed efficacia dei contratti. Questa interpretazione pone di fatto il quesito cardine: chi è l’erede dell’interpretazione dei fenomeni sociali, abbandonati dalle ideologie e non presi più in carico dalla politica? La sola, invece, che avrebbe dovuto ereditare questo ruolo e questa mission. Oggi la politica si occupa (giustamente) di programmi, spesso di amministrazione, tanto che il partito tende a coincidere con il partito degli amministratori, dei sindaci e dei governatori, di chi deve gestire eventi, anche complessi, ma blandamente si occupa di fenomeni sociali. In questo quadro economico il postulato prevalente è che le risorse vengono solo dal mercato e, poiché il mercato è in crisi (non per gli avveduti speculatori), non ci sono risorse da distribuire ma efficienze da attuare. La politica diventa pertanto orfana di un’interpretazione del sociale, come le ideologie, con i loro limiti, assicuravano. Il PD è orfano di questo. Nel momento in cui cerca nell’emulazione del radicamento della Lega Nord i criteri di rilancio e radicamento proprio, anche se in contrapposizione alle politiche nordiste e pensando paradossalmente ad un PD del NORD fatto di buoni amministratori, è un partito che si autolimita. Occorrerebbe invece una interpretazione sociale catalizzante, che ricrei anche dei miti, che univano consensi e azione e che il novecento, con i suoi limiti ed errori, aveva espresso. La politica ha ceduto il passo all’amministrazione, peraltro in mancanza di risorse è necessariamente un’amministrazione comunque perdente. 
Il PD ha bisogno di un rilancio che lo faccia riappropriare di un ruolo interpretativo della realtà sociale, ha bisogno che nei circoli si parli e ci si confronti sui fenomeni di divaricazione sociale in atto, di povertà dilagante, di chi ci guadagna dalla crisi attuale, di miglioramento delle condizioni di vita delle nuove generazioni, di quali nuovi assetti servono per rendere reale la sicurezza sul lavoro. Cose che non possono essere solo amministrate, ma anche valutate in termini di fenomeni socio-economici che determinano poi gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.
Il PD potrà riscattarsi e prevalere se, insieme ad un coraggioso senso del nuovo, abbinerà la volontà di ereditare questo ruolo interpretativo ormai lasciato abbandonato dalla scomparsa delle ideologie, l’unico metodo per creare consenso e identificazione. 

Sebastiano Abbenante
Presidente ReD-Gela</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La sfida che il PD deve vincere</p>
<p>Già si predispongono strategie per le prossime elezioni europee. Le soglie di sbarramento sui partiti sono oggetto di accordi a valenza strategica. L’appuntamento è vissuto come una verifica profonda dell’assetto politico attuale e ancor più dell’assetto interno del PD. Nascono pertanto riflessioni sulla marcia in più da dare al Partito Democratico per scongiurare una fase, inutile nasconderlo, di difficoltà, tutta interna. Si, interna al partito, non addebitabile a cause prevalenti esterne, ma ad assetti, metodi ed organizzazioni che stanno presentando il conto. Il paradosso che si presenta è che esiste un bacino di consenso che vorrebbe essere rappresentato, più ampio dei numeri che il PD presenta nei sondaggi e nello stesso parlamento. Ma vuole essere rappresentato con approcci e presupposti differenti.<br />
Il tema è attuale e fondante e corrisponde alla domanda: Ma il “nuovo” del partito democratico può essere il solo presupposto dell’efficacia del partito?. Sembra, allo stato dell’arte, che ciò non basti. Pur essendo il primo partito che ha “inventato” le primarie, che ha posto nel suo statuto la limitazione numerica sulle legislature, che, con Veltroni, insiste nel rinnovamento della classe dirigente, che sacrifica le alleanze ad una linea pragmatica e di governo. Evidentemente ciò non basta o, meglio dire, è una sola componente, non l’unica, di cui il partito deve dotarsi. Qual è allora la componente mancante che fa soffrire la base che vuole essere rappresentata in contrapposizione alle politiche della destra governativa o alle politiche localistiche che stanno investendo l’Italia?<br />
La risposta è articolata e per capirla occorre citare un presupposto.<br />
Il novecento è stato un secolo con una storia tormentata ma percorsa da passioni forti. Le ideologie, nel loro carico passionale, oserei dire mitizzante, avevano aggregato masse di elettorato fornendo chiavi di lettura dei fenomeni sociali, non degli eventi. Ossia di quegli assetti della società che facevano parte della vita quotidiana della gente, dando risposte ed indicazioni di rappresentanza che la società interpretava. La stessa dottrina del  cattolicesimo sociale assolveva allo stesso compito delle ideologie, ossia di interpretare fenomeni sociali e indirizzare i programmi di governo. Nel terzo millennio le ideologie ci hanno abbandonato perché hanno preteso di essere, oltre che strumenti di interpretazione dei fenomeni sociali anche piani di politica di governo, con risultati paradossali ed in alcuni casi disastrosi.<br />
Rimane però il fatto che assolvevano ad un compito fondante che era quello di fornire all’elettore una visione “fenomenica” della realtà, sintesi dei macromeccanismi che regolavano i rapporti di forza tra ceti sociali e poteri economici. Questa funzione, con la caduta delle ideologie, è venuta meno.<br />
Un fatto eclatante ed attuale ci fa accorgere di tale mancanza. La spaccatura sindacale tra CGIL da una parte e CILS e UIL dall’altra, sta avvenendo sulla base di un postulato che vede ribadire da parte di Bonanni e Angeletti una missione sindacale perimetrata dall’obiettivo di fare buoni contratti, stante la situazione economica e politica attuale. Epifani sostiene, di fatto ed in contrapposizione, un ruolo “politico” del sindacato, ove per ruolo politico si intende estendere l’analisi e le rivendicazioni partendo anche dalle scelte politiche che immancabilmente condizionano regole ed efficacia dei contratti. Questa interpretazione pone di fatto il quesito cardine: chi è l’erede dell’interpretazione dei fenomeni sociali, abbandonati dalle ideologie e non presi più in carico dalla politica? La sola, invece, che avrebbe dovuto ereditare questo ruolo e questa mission. Oggi la politica si occupa (giustamente) di programmi, spesso di amministrazione, tanto che il partito tende a coincidere con il partito degli amministratori, dei sindaci e dei governatori, di chi deve gestire eventi, anche complessi, ma blandamente si occupa di fenomeni sociali. In questo quadro economico il postulato prevalente è che le risorse vengono solo dal mercato e, poiché il mercato è in crisi (non per gli avveduti speculatori), non ci sono risorse da distribuire ma efficienze da attuare. La politica diventa pertanto orfana di un’interpretazione del sociale, come le ideologie, con i loro limiti, assicuravano. Il PD è orfano di questo. Nel momento in cui cerca nell’emulazione del radicamento della Lega Nord i criteri di rilancio e radicamento proprio, anche se in contrapposizione alle politiche nordiste e pensando paradossalmente ad un PD del NORD fatto di buoni amministratori, è un partito che si autolimita. Occorrerebbe invece una interpretazione sociale catalizzante, che ricrei anche dei miti, che univano consensi e azione e che il novecento, con i suoi limiti ed errori, aveva espresso. La politica ha ceduto il passo all’amministrazione, peraltro in mancanza di risorse è necessariamente un’amministrazione comunque perdente.<br />
Il PD ha bisogno di un rilancio che lo faccia riappropriare di un ruolo interpretativo della realtà sociale, ha bisogno che nei circoli si parli e ci si confronti sui fenomeni di divaricazione sociale in atto, di povertà dilagante, di chi ci guadagna dalla crisi attuale, di miglioramento delle condizioni di vita delle nuove generazioni, di quali nuovi assetti servono per rendere reale la sicurezza sul lavoro. Cose che non possono essere solo amministrate, ma anche valutate in termini di fenomeni socio-economici che determinano poi gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.<br />
Il PD potrà riscattarsi e prevalere se, insieme ad un coraggioso senso del nuovo, abbinerà la volontà di ereditare questo ruolo interpretativo ormai lasciato abbandonato dalla scomparsa delle ideologie, l’unico metodo per creare consenso e identificazione. </p>
<p>Sebastiano Abbenante<br />
Presidente ReD-Gela</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luca</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-90</link>
		<dc:creator>luca</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 08:12:42 +0000</pubDate>
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		<description>avevo colto nella iniziale proposta della nascita di red un o strumento di riferimento importante quanto auspicabile per il pd.un luogo di elaborazione e coinvolgimento per tanti che come me dopo decenni di militanza attiva hanno creduto  alla nascita del pd,hanno contribuito tra mille fatiche di conciliare lavoro e militanza.Poi l&#039;orrore ,la conferma che la vs intelligenza si perde in un tatticismo maniacale e distruttivo,assoluto e spasmodico tentativo non gia&#039; di portere contributi anche aspri di discussione ma di confondere fino all&#039;orrore appunto il fine con i mezzi;permettetemi di dirvi quanto proprio red ,d&#039;alema e conventicola rappresentino cio&#039; che mai avrei voluto rivedere,prprio voi a cui avevo affidato la mia concreta adesione e sincera passione rappresentate il pizzino&quot; di la torre,le guerre di corridoio il doloroso ritorno a un passato fatto di logiche di potere e non di partecipazione,soli ed assoluti detentori di consapevoli certezze di essre i migliori proni a liquidare culture e speranze in nome della vs devastante assoluta logica di potere siete e rimarrete solo questo,il &quot;pizzino&quot; per forza Italia.buon viaggio Luca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>avevo colto nella iniziale proposta della nascita di red un o strumento di riferimento importante quanto auspicabile per il pd.un luogo di elaborazione e coinvolgimento per tanti che come me dopo decenni di militanza attiva hanno creduto  alla nascita del pd,hanno contribuito tra mille fatiche di conciliare lavoro e militanza.Poi l&#8217;orrore ,la conferma che la vs intelligenza si perde in un tatticismo maniacale e distruttivo,assoluto e spasmodico tentativo non gia&#8217; di portere contributi anche aspri di discussione ma di confondere fino all&#8217;orrore appunto il fine con i mezzi;permettetemi di dirvi quanto proprio red ,d&#8217;alema e conventicola rappresentino cio&#8217; che mai avrei voluto rivedere,prprio voi a cui avevo affidato la mia concreta adesione e sincera passione rappresentate il pizzino&#8221; di la torre,le guerre di corridoio il doloroso ritorno a un passato fatto di logiche di potere e non di partecipazione,soli ed assoluti detentori di consapevoli certezze di essre i migliori proni a liquidare culture e speranze in nome della vs devastante assoluta logica di potere siete e rimarrete solo questo,il &#8220;pizzino&#8221; per forza Italia.buon viaggio Luca</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-84</link>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 12:14:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.riformistiedemocratici.it/?p=74#comment-84</guid>
		<description>Vorrei fare un appello all&#039;on D&#039;alema,  alla luce delle sconfitte elettorali e delle dimissioni dell&#039;on.Veltroni, chiedendo se non sia il caso di aprire una seria e VERA riflessione sull&#039;identità politico-culturale del partito. Questo PD sembra nato, agli occhi dell&#039;opinione pubblica, dal tentativo di fusione delle ideologie postcomunista e cattolica/popolare -(nonostante l&#039;abuso della parola riformismo, tutti i riformismi ecc.ecc.) tra loro in larga misura inconciliabili perchè per decenni avversarie ed è proprio qui a mio modestissimo parere l&#039;errore politico,  perchè l&#039;ideologia  e la struttura che andavano salvaguardate e portate in &quot;fusione&quot; erano e restano quelle di matrice SOCIALISTA, per decenni, invece, alleata dei cattolici popolari.
Come primo passo per una seria ricostruzione del PD le chiedo se non bisognerebbe recuperare un rapporto sinergico con la galassia socialista (on. Amato dov&#039;è???) o quel che ne resta, ammettendo pubblicamente l&#039;errore politico madornale commesso anche solo dal punto di vista simbolico, mi riferisco all&#039;esclusione dell&#039;allenza dei socialisti, non permettendogli alle elezioni ciò che invece è stato permesso all&#039;IDV con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo se non fossero stati, in prospettiva, più organici al PD, visto che erano già tra i fondatori dell&#039;Ulivo, i socialisti di Boselli che non Di Pietro. Secondo lei, non è premessa imprescindibile alla rinascita politica del PD  una intellettualmente onesta e seria analisi ed ammissione degli errori politici commessi nel passato più o meno recente che hanno impedito alla sinistra italiana di caratterizzarsi come socialista e riformatrice, anche perchè i simboli di quella tradizione(che in politica sono importanti se non fondamentali) sono stati o annientati o posti nel dimenticatoio?. Ad esempio, in un suo recente intervento sui padri della Patria, on D&#039;alema,lei ha citato De Gasperi, Togliatti e mi perdoni non ricordo gli altri ma ricordo chiaramente che non vi era un minimo accenno alle grandi figure storiche del socialismo italiano, possibile che Nenni, Pertini, De Martino, Lombardi ecc ecc non meritassero una sua citazione? Così facendo non abbiamo regalato a Berlusconi tutta una area o tradizione politica, i Frattini i Brunetta i Sacconi i Tremonti (nel bene o nel male l&#039;area riformatrice e &quot;capace&quot; del governo Berlusconi è tutta targata PSI, perchè??).Credo che si debba fare uno sforzo per recuperare &quot;PUBBLICAMENTE&quot; un rapporto con la storia socialista e riformatrice di questo paese ammettendo, come dall&#039;altra parte ha fatto l&#039;on. Fini spingendosi a dichiarare che il fascismo è stato il male assoluto,che il comunismo &quot;mondiale&quot; è stato il male assoluto della sinistra. Bisogna poi recuperare la simbologia socialista,  basta solo con Berlinguer e Togliatti, viva anche Pertini, Lombardi e Nenni e qualcosina di buono l&#039;avrà detta e fatta anche quel &quot;mostro&quot; di Craxi o NO? io credo che lei, on D&#039;alema sia l&#039;unico politico &quot;capace&quot; nell&#039;attuale panorama della sinistra italiana e comunque l&#039;unico con l&#039;autorevolezza di fare questa operazione che modestamente ritengo fondamentale per il nostro futuro (di sinistra) e per quello delle prossime generazioni. 
Non crede ad esempio che una personalità politica come Epifani considerato il suo trascorso ed il suo presente politico, forse potrebbe aiutare questo processo più della promozione dell&#039;on Bersani (ottima figura, ma come ministro non come leader)?. Insomma, forse dobbiamo prima darci una storia e caratterizzarci poi pensare ad un futuro di alleanze.La mancanza di riferimenti storici validi credo stia portando la sinistra italiana alla deriva (siamo rimasti con i comunisti che mangiavano i bambini, ed i socialisti che sono ed erano tutti ladri, possibile???).Riscriviamo la storia vera,e diamogli visibilità, nei fatti e nelle persone, per il bene di tutte le future generazioni che almeno possano rifarsi se non altro ai valori, della sinistra. Non crede che solo dopo ciò, si potrà rifondare questo PD, partendo mi auguro dai valori politici condivisi,  UGUALITARISMO (concetto purtroppo che sembra oramai tramontato), giustizia sociale, laicità dello stato, difesa e promozione del pubblico (acqua, istruzione, sanità),promozione nuove energie ecocompatibili, difesa dei vecchi e promozione di nuovi diritti dei cittadini (aborto, testamento biologico), diritto all&#039;informazione vera (viva internet) formativa della pubblica opinione  e soprattutto del diritto lavoro come funzione basilare per la vita dei cittadini così come scritto nella Costituzione,(basta operatori di Call Center ma che lavoro è??? che prospettive dà ad un giovane, bisogna creare lavoro VERO, lavori nuovi (magari pubblici un grande piano d&#039;investimento sulle infrastrutture idriche, geololgiche, stradali, ferroviare, ,energetiche, ecc ecc), credere nella ricerca come sviluppo e prospettiva di vita, il livello di sicurezza pubblica dovuto ai cittadini da parte di uno Stato, i diritti degli immigrati, l&#039;indipendenza del potere giudiziario da quello politico, insomma un nuovo manifesto 
del centro sinistra, auspico una assemblea Costituente dei VALORI e dell&#039;IDENTITA&#039;. Mi perdoni l&#039;ardire dello sfogo ma l&#039;idea di invecchiare sotto BERLUSCONI ed il berlusconismo è per me veramente logorante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare un appello all&#8217;on D&#8217;alema,  alla luce delle sconfitte elettorali e delle dimissioni dell&#8217;on.Veltroni, chiedendo se non sia il caso di aprire una seria e VERA riflessione sull&#8217;identità politico-culturale del partito. Questo PD sembra nato, agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, dal tentativo di fusione delle ideologie postcomunista e cattolica/popolare -(nonostante l&#8217;abuso della parola riformismo, tutti i riformismi ecc.ecc.) tra loro in larga misura inconciliabili perchè per decenni avversarie ed è proprio qui a mio modestissimo parere l&#8217;errore politico,  perchè l&#8217;ideologia  e la struttura che andavano salvaguardate e portate in &#8220;fusione&#8221; erano e restano quelle di matrice SOCIALISTA, per decenni, invece, alleata dei cattolici popolari.<br />
Come primo passo per una seria ricostruzione del PD le chiedo se non bisognerebbe recuperare un rapporto sinergico con la galassia socialista (on. Amato dov&#8217;è???) o quel che ne resta, ammettendo pubblicamente l&#8217;errore politico madornale commesso anche solo dal punto di vista simbolico, mi riferisco all&#8217;esclusione dell&#8217;allenza dei socialisti, non permettendogli alle elezioni ciò che invece è stato permesso all&#8217;IDV con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo se non fossero stati, in prospettiva, più organici al PD, visto che erano già tra i fondatori dell&#8217;Ulivo, i socialisti di Boselli che non Di Pietro. Secondo lei, non è premessa imprescindibile alla rinascita politica del PD  una intellettualmente onesta e seria analisi ed ammissione degli errori politici commessi nel passato più o meno recente che hanno impedito alla sinistra italiana di caratterizzarsi come socialista e riformatrice, anche perchè i simboli di quella tradizione(che in politica sono importanti se non fondamentali) sono stati o annientati o posti nel dimenticatoio?. Ad esempio, in un suo recente intervento sui padri della Patria, on D&#8217;alema,lei ha citato De Gasperi, Togliatti e mi perdoni non ricordo gli altri ma ricordo chiaramente che non vi era un minimo accenno alle grandi figure storiche del socialismo italiano, possibile che Nenni, Pertini, De Martino, Lombardi ecc ecc non meritassero una sua citazione? Così facendo non abbiamo regalato a Berlusconi tutta una area o tradizione politica, i Frattini i Brunetta i Sacconi i Tremonti (nel bene o nel male l&#8217;area riformatrice e &#8220;capace&#8221; del governo Berlusconi è tutta targata PSI, perchè??).Credo che si debba fare uno sforzo per recuperare &#8220;PUBBLICAMENTE&#8221; un rapporto con la storia socialista e riformatrice di questo paese ammettendo, come dall&#8217;altra parte ha fatto l&#8217;on. Fini spingendosi a dichiarare che il fascismo è stato il male assoluto,che il comunismo &#8220;mondiale&#8221; è stato il male assoluto della sinistra. Bisogna poi recuperare la simbologia socialista,  basta solo con Berlinguer e Togliatti, viva anche Pertini, Lombardi e Nenni e qualcosina di buono l&#8217;avrà detta e fatta anche quel &#8220;mostro&#8221; di Craxi o NO? io credo che lei, on D&#8217;alema sia l&#8217;unico politico &#8220;capace&#8221; nell&#8217;attuale panorama della sinistra italiana e comunque l&#8217;unico con l&#8217;autorevolezza di fare questa operazione che modestamente ritengo fondamentale per il nostro futuro (di sinistra) e per quello delle prossime generazioni.<br />
Non crede ad esempio che una personalità politica come Epifani considerato il suo trascorso ed il suo presente politico, forse potrebbe aiutare questo processo più della promozione dell&#8217;on Bersani (ottima figura, ma come ministro non come leader)?. Insomma, forse dobbiamo prima darci una storia e caratterizzarci poi pensare ad un futuro di alleanze.La mancanza di riferimenti storici validi credo stia portando la sinistra italiana alla deriva (siamo rimasti con i comunisti che mangiavano i bambini, ed i socialisti che sono ed erano tutti ladri, possibile???).Riscriviamo la storia vera,e diamogli visibilità, nei fatti e nelle persone, per il bene di tutte le future generazioni che almeno possano rifarsi se non altro ai valori, della sinistra. Non crede che solo dopo ciò, si potrà rifondare questo PD, partendo mi auguro dai valori politici condivisi,  UGUALITARISMO (concetto purtroppo che sembra oramai tramontato), giustizia sociale, laicità dello stato, difesa e promozione del pubblico (acqua, istruzione, sanità),promozione nuove energie ecocompatibili, difesa dei vecchi e promozione di nuovi diritti dei cittadini (aborto, testamento biologico), diritto all&#8217;informazione vera (viva internet) formativa della pubblica opinione  e soprattutto del diritto lavoro come funzione basilare per la vita dei cittadini così come scritto nella Costituzione,(basta operatori di Call Center ma che lavoro è??? che prospettive dà ad un giovane, bisogna creare lavoro VERO, lavori nuovi (magari pubblici un grande piano d&#8217;investimento sulle infrastrutture idriche, geololgiche, stradali, ferroviare, ,energetiche, ecc ecc), credere nella ricerca come sviluppo e prospettiva di vita, il livello di sicurezza pubblica dovuto ai cittadini da parte di uno Stato, i diritti degli immigrati, l&#8217;indipendenza del potere giudiziario da quello politico, insomma un nuovo manifesto<br />
del centro sinistra, auspico una assemblea Costituente dei VALORI e dell&#8217;IDENTITA&#8217;. Mi perdoni l&#8217;ardire dello sfogo ma l&#8217;idea di invecchiare sotto BERLUSCONI ed il berlusconismo è per me veramente logorante.</p>
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		<title>Di: Gianfranco</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-82</link>
		<dc:creator>Gianfranco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 20:10:50 +0000</pubDate>
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		<description>Con L&#039;immensa stima che nutro nel Sen. De Castro direi che dovrebbe essere una buona idea queasta associazione!

Saluti
Gianfranco Rambelli
(agricoltore &quot;trasversale&quot;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con L&#8217;immensa stima che nutro nel Sen. De Castro direi che dovrebbe essere una buona idea queasta associazione!</p>
<p>Saluti<br />
Gianfranco Rambelli<br />
(agricoltore &#8220;trasversale&#8221;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianfranco</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-81</link>
		<dc:creator>Gianfranco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 20:09:40 +0000</pubDate>
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		<description>Con L&#039;immensa stima che nutro nel Sen. De Castro direi dovrebbe essere una buona idea queasta associazione!

Saluti
Gianfranco Rambelli
(agricoltore &quot;trasversale&quot;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con L&#8217;immensa stima che nutro nel Sen. De Castro direi dovrebbe essere una buona idea queasta associazione!</p>
<p>Saluti<br />
Gianfranco Rambelli<br />
(agricoltore &#8220;trasversale&#8221;)</p>
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		<title>Di: Massimo Mercatelli</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-80</link>
		<dc:creator>Massimo Mercatelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 09:23:40 +0000</pubDate>
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		<description>Sono reduce dalla visione della puntata odierna di Omnibus su la7, puntata che ha avuto come tema quello che appare essere lo scontro piu grave che oppone il Presidente Napolitano al Presidente del Consiglio.
I giornalisti hanno presentato molte argomentazioni per tentare di dare una lettura della accelerazione che il tema etico sollevato dal caso Eluana in chiave politica e devoo dire che con alcune di esse mi trovo anche in sintonia, ma è mai possibile però che finora a nessuno sia venuto in mente che il primo obiettivo per il Presidente del Consiglio è portare acqua al suo mulino in occasione delle prossime imminenti elezioni regionali sarde? Possibile che conoscendo la eccezionale capacità del capo del PDL di essere nel momento e di saper sfruttare ogni opportunità con trovate che spiazzano ogni volta nessuno abbia pensato che il caso eluano giocato in questi modi in questi tempi si rivelasse un formidabile elemento di propaganda politica per l&#039;immediato ed aprisse contemporaneamente una crepa ulteriore nella base istituzionale sia della figura del Presidente della Repubblica che della struttura della Costituzione repubblicana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono reduce dalla visione della puntata odierna di Omnibus su la7, puntata che ha avuto come tema quello che appare essere lo scontro piu grave che oppone il Presidente Napolitano al Presidente del Consiglio.<br />
I giornalisti hanno presentato molte argomentazioni per tentare di dare una lettura della accelerazione che il tema etico sollevato dal caso Eluana in chiave politica e devoo dire che con alcune di esse mi trovo anche in sintonia, ma è mai possibile però che finora a nessuno sia venuto in mente che il primo obiettivo per il Presidente del Consiglio è portare acqua al suo mulino in occasione delle prossime imminenti elezioni regionali sarde? Possibile che conoscendo la eccezionale capacità del capo del PDL di essere nel momento e di saper sfruttare ogni opportunità con trovate che spiazzano ogni volta nessuno abbia pensato che il caso eluano giocato in questi modi in questi tempi si rivelasse un formidabile elemento di propaganda politica per l&#8217;immediato ed aprisse contemporaneamente una crepa ulteriore nella base istituzionale sia della figura del Presidente della Repubblica che della struttura della Costituzione repubblicana.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lucio</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-74</link>
		<dc:creator>lucio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 15:36:43 +0000</pubDate>
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		<description>La ricerca del &quot;male oscuro&quot; negli altri porta a risultati nefandi. Accade oggi nel PD, con la caccia all&#039;untore, al disonesto, ma, come ben si sa,  i moralisti sono tanto severi con gli altri quanto indulgenti con loro stessi. Dar la colpa agli altri è un alibi per non affrontare i mali che sono in noi. Sono convinto che sia necessario un congresso che faccia emergere il partito che vogliamo essere, cosa vogliamo proporre per il futuro.
        Dobbiamo definire i valori, gli scopi, il modo di operare e di essere. Queste sono cose fondamentali, ora dolosamente taciute e colpevolmente date per scontate, ma scontate non lo sono.
       Dobbiamo discutere in maniera democratica ed abbandonare il populismo spicciolo, la storia contemporanea ha conosciuto fin troppi leader che fanno appello direttamente a una folla indistinta che ha come unica scelta il consenso al capo o capetto del momento (come è avvenuto alle nostre primarie, o nel caso dei sindaci che trasformano il voto dato per governare una città in una investitura per dirigere qualsiasi cosa).
      Non siamo disponibili alla cinica politica del trovare il “capro espiatorio”  di turno, per non cambiare nulla……. 

       A proposito di capro espiatorio ecco quanto la “regina Zabo”, che dirige una casa editrice, dice a Benjamin Malussène di professione capro espiatorio: dal romanzo di Daniel Pennac “LA PROSIVENDOLA” (1991)

   “ - Mi stia a sentire, Malussène, l’ho assunta come capro espiatorio perché si beccasse le piazzate al posto mio, perché subisse le grane con un piantino al momento giusto, perché risolvesse l’irrisolvibile spalancando le sue braccia di martire, in poche parole, perché lei si facesse carico………..-“</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca del &#8220;male oscuro&#8221; negli altri porta a risultati nefandi. Accade oggi nel PD, con la caccia all&#8217;untore, al disonesto, ma, come ben si sa,  i moralisti sono tanto severi con gli altri quanto indulgenti con loro stessi. Dar la colpa agli altri è un alibi per non affrontare i mali che sono in noi. Sono convinto che sia necessario un congresso che faccia emergere il partito che vogliamo essere, cosa vogliamo proporre per il futuro.<br />
        Dobbiamo definire i valori, gli scopi, il modo di operare e di essere. Queste sono cose fondamentali, ora dolosamente taciute e colpevolmente date per scontate, ma scontate non lo sono.<br />
       Dobbiamo discutere in maniera democratica ed abbandonare il populismo spicciolo, la storia contemporanea ha conosciuto fin troppi leader che fanno appello direttamente a una folla indistinta che ha come unica scelta il consenso al capo o capetto del momento (come è avvenuto alle nostre primarie, o nel caso dei sindaci che trasformano il voto dato per governare una città in una investitura per dirigere qualsiasi cosa).<br />
      Non siamo disponibili alla cinica politica del trovare il “capro espiatorio”  di turno, per non cambiare nulla……. </p>
<p>       A proposito di capro espiatorio ecco quanto la “regina Zabo”, che dirige una casa editrice, dice a Benjamin Malussène di professione capro espiatorio: dal romanzo di Daniel Pennac “LA PROSIVENDOLA” (1991)</p>
<p>   “ &#8211; Mi stia a sentire, Malussène, l’ho assunta come capro espiatorio perché si beccasse le piazzate al posto mio, perché subisse le grane con un piantino al momento giusto, perché risolvesse l’irrisolvibile spalancando le sue braccia di martire, in poche parole, perché lei si facesse carico………..-“</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luca69</title>
		<link>http://www.riformistiedemocratici.it/2008/07/17/il-nuovo-sito/comment-page-1/#comment-73</link>
		<dc:creator>luca69</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 00:25:36 +0000</pubDate>
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		<description>il parlare di politica con la gente tramite incontri e mediante web credo  sia valido , soprattutto la rete è utile a far avvicinare i ragazzi alla politica per poter spingere e stimolare qualcuno di loro a dare un giusto ricambio (ne abbiamo bisogno) anche nella ns. dirigenza. buon lavoro e auguri</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il parlare di politica con la gente tramite incontri e mediante web credo  sia valido , soprattutto la rete è utile a far avvicinare i ragazzi alla politica per poter spingere e stimolare qualcuno di loro a dare un giusto ricambio (ne abbiamo bisogno) anche nella ns. dirigenza. buon lavoro e auguri</p>
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	</item>
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