Il nuovo sito
Nella colonna laterale troverete tutte le informazioni principali su ReD (Manifesto, Statuto, Contatti e soprattuto le modalità di iscrizione all’Associazione). Nella sezione Iniziative, invece, troverete di volta in volta tutte le attività dell’Associazione, che comunque saranno sempre riportate anche in homepage. In questa sezione è possibile commentare e partecipare alle discussioni attorno a ReD.
Tag: sito
21 luglio 2008 alle 13:00
Finalmente…
21 luglio 2008 alle 20:48
Inviamo i migliori auguri alla nascente Associazione ReD, nella certezza che vorrà operare insieme a tutti i cittadini di buona volontà, e conseguente coraggio, per dissequestrare:
1) la politica;
2) la cultura;
3) l’ informazione,
CHE E’LA BASE DI OGNI DEMOCRAZIA consapevole,
dagli attuali ristretti monopoli che ne detengono L’ ESCLUSIVITA’. Cancellando in tal modo ogni SOVRANITA’ POPOLARE dalla gestione di una società e di una economia oggi ridotte alla amministrazione di “affari lobbistici” per soli eletti, ed a misura dei quali, per esempio, è concepita e realizzata la finanziaria-Tremonti. Non per caso totalitariamente sostenuta dai centri di potere parassìtico editorial-finanziari a misura dei quali è esattamente costruita.
Buon lavoro
GIANNI CAROLI
22 luglio 2008 alle 02:49
Inboccalllllupo a red!!!
22 luglio 2008 alle 10:26
In bocca al lupo, cara ReD.
Noi siamo pronti… Torniamo a fare politica in questo Paese…!!!
Buon lavoro!
22 luglio 2008 alle 22:46
Sì siamo pronti è tempo che, anche nel nosrto paese, la cultura riformista si diffonda….oggi mi sono iscritto.
Buon lavoro a tutti noi.
23 luglio 2008 alle 18:22
Rimaniamo alla finestra a vedere cosa farà questa associazione.
3 agosto 2008 alle 22:13
Credo che, l’organizzazione dei ReD nel territorio sia ancora lenta,capisco che mettere in campo una struttura organizzativa in tutto il territorio è difficile, ma credo ci sia la necessita’ di accelerare questo processo se vogliamo dare una spinta al PD,attraverso I ReD, sono disponibile ad organizzare un’iniziativa in Sicilia, a Sciacca affinche questa associazione possa crescere anche in questa terra.Benvenuta ReD.
6 agosto 2008 alle 19:16
A rischio di sembrare ingenuo, nostalgico e ottimista non posso non augurarmi che l’associazione cresca e si diffonda anche in Sicilia dove parole come organizzazione, dialogo e confronto interno sono state sepolte da qualche lustro.
18 agosto 2008 alle 01:01
Ho già manifestato il mio entusiasmo per ReD; insieme a “Italianieuropei” (non per essere faziosi) ha risvegliato la speranza e la grinta per riprendere l’iniziativa politica e culturale e i commenti che leggo lo dimostrano. Mi sento parte di una comunità che accoglie le persone per quello che sono, senza stereotipi. Si può avere qualcosa da dire ma si può anche avere il piacere di ascoltare o leggere, senza forzature: la libertà di essere se stessi.
20 agosto 2008 alle 21:12
Interessante l’intervista a Massimo Calearo sul Venerdì di Repubblica del 15 Agosto, così come quella al ministro “ombra” Matteo Colaninno sul Corriere della Sera del 19.
Non sono certo che porteranno qualche voto della classe media nordestina al P.D. (alla quale credo di appartenere, se il concetto è ancora praticabile)…
Certamente sono quanto di meglio si potesse esprimere per alienarsi i favori di chi spera nella riproposizione di una sinistra credibile al governo del paese e rendere tangibile l’impressione di un partito dall’identità che definire labile è persino eufemistico.
25 agosto 2008 alle 11:03
E’ una grande iniziativa che darà forza al PD, complimenti!!
2 settembre 2008 alle 16:56
delusa, anzi, delusissima dall’esperienza fin qui compiuta dal PD spero che finalmente qualcosa si muova e si arrivi al più presto ad un congresso che ci consenta di dare forma e sostanza a questo partito. Il dato di fatto è che stiamo polverizzando un patrimonio umano e politico che si era largamente mobilitato in tutte le occasioni nelle quali era stato chiamato a farlo. A quattro mesi dalla sconfitta elettorale il PD sembra un pugile suonato e il fatto che, sui giornali di oggi, 2 settembre, Veltroni rilanci sul voto agli immigrati (cosa del tutto condivisibile, per carità, ma assai lontana dall’agenda politica) dimostra che siamo davvero alla frutta. Diamoci una mossa perchè i problemi della gente “comune”, lavoratori dipendenti, pensionati, giovani, stanno esplodendo e questo governo – piaccia o no – mantiene pressochè inalterato il proprio consenso con provvedimenti che sono e restano in larga misura sbagliati ma che vengono percepiti come punti di avanzamento per le condizioni delle persone e delle famiglie: dall’abolizione dell’ICI, alla detassazione dello straordinario, alla soluzione del problema dei rifiuti a Napoli (qualcuno dovrebbe spiegare perchè in 3 mesi questo governo è riuscito dove noi abbiamo cincischiato per anni), alla delirante vicenda Alitalia. Cordiali saluti e un augurio a tutti noi.
16 settembre 2008 alle 21:52
Ci voleva propio questa associazione complimenti .Spero che si comprenda in questo partito verticista che ReD è un salvagente lanciato per dare linfa vitale, un’opportunità in più per arricchire l’offerta del Pd e non in’alternativa.Penso che ReD non miri a destabilizzare il PD in cui si avverte un malessere che non può essere negato né sottovalutato ReD vuol essere un modo, un contributo per risolverlo e ricomporlo .Io l’ho interpetrata così………un saluto a tutti gli amici di ReD ……nel PD
20 settembre 2008 alle 11:14
Ho l’impressione che il dramma del PD stia nell’incapacità di darsi una politica che innovi i valori democratici e riformisti, sembra che per cercare di rappresentare nuovi ceti sociali abbia dimenticato lavoratrici e lavoratori, i territori specie quella parte che ha rappresentato un’anomalia democratica come il Sud est siciliano sia in termini di rappresentanza che di valorizzazione della sua storia con una sinistra guida di una processo di sviluppo autonomo.Altro limite sta nel concetto di rinnovamento delle classi dirigenti: ma perchè per essere nuovi bisogna avere sotto i trent’anni e non aver mai avuto interesse per la politica? Alla luce di questo spero che ReD possa essere la strada perchè il PD possa avere una politica, ma spero anche che coinvolga di più coloro che militando nel PD,si sentono come me in una contenitore privo di contenuti.
3 novembre 2008 alle 12:10
ReD in Sicilia: una chiave di lettura
Lo scorso 20 ottobre ReD si è presentata ai Siciliani. L’associazione Riformisti e Democratici ha scelto la città di Gela per farsi conoscere anche nella nostra regione. La sala era piena e le rappresentanze politiche folte e autorevoli. Di ReD si è detto molto già dal giugno del 2008 quando a Roma venne presentata la tessera associativa che da diritto all’abbonamento a Italiani-Europei, altra fondazione di cui ReD ne è una filiazione. Chiaramente un’associazione all’interno del PD, che fa riferimento ad un esponente cardine della dirigenza politica del partito, può creare qualche perplessità interpretativa. In realtà una chiave di lettura più attenta può attribuire a ReD un ruolo ed un significato meno scontato, per nulla riconducibile ad una “corrente” e forse finalizzata a soddisfare una necessità che si sta gradualmente palesando.
Provo a rappresentarla. L’iniziativa del 25 ottobre del PD di Veltroni ha riscosso una attenzione nazionale in ordine a due fattori: la protesta disciplinata e la richiesta di un modello di società basata sui servizi e non solo sull’economia. La disciplina dei manifestanti non è da sottovalutare. La prima mossa che il governo in carica tenta di giocare è di poter appigliarsi a fatti e avvisaglie che possano richiamare contestazioni fragorose e violente per le quali invocare reazioni scontate di delegittimazione. Questo appiglio non è stato dato.
Il secondo aspetto è il modello di società rivendicata dal popolo del partito democratico e dei partiti alleati. Un modello di società più efficace di quello proposto dalla destra. Sì, più efficace. Perché basata sulla volontà di trovare risorse nuove da investire per lo stato ed i cittadini contro una politica di destra basata sulla compattazione, sulla riduzione, sull’efficientamento autoreferenziato e sulla perimetrazione di confini nazionali, regionali e persino cittadini. Un modello che si ripiega è destinato ad implodere perché lascia i problemi fuori dal perimetro e crea oasi, o supposte tali, in cui rinchiudere i propri adepti. Un modello di società aperto, attento ai servizi, alle famiglie, al lavoro reale e alle regole civili è un modello superiore. Veltroni ha reso testimonianza di tale modello incrociando i recenti temi che hanno visto una contrapposizione politica forte del governo, che intende proseguire a colpi di decreti legge. Il governo risponde e conferma che ancor più ostinatamente procederà e anzi rigetta ogni forma di confronto reale. Nasce pertanto una domanda legittima e naturale: testimoniare ancora un modello di società più aperta, più giusta, più sociale consente di sfidare la controparte al governo, sorda ad ogni ragionamento e confronto? Forse non basta. In questi casi la “testimonianza” deve cedere un po’ di passo ad un’altra modalità: la tattica politica. Ossia elaborare metodi e criteri operativi per contrastare le attuali politiche di destra attraverso un indebolimento del consenso politico verso il governo ed un irrobustimento del consenso verso una politica diversamente orientata, di cui il PD ha fatto già ampia testimonianza.
Non è sul campo dei modelli di società che si gioca la sfida, i risultati nazionali e mondiali lo testimoniano. E’ sulle tattiche che si sposta l’azione, se si vuole procurare una qualche possibilità di riuscita. Le tattiche in politica sono armi formidabili. Si pensi a come il Presidente Bush riuscì, con la tecnica del Framing, a vincere per una manciata di voti le elezioni americane: attaccando l’avversario e imponendo per ciò i propri temi di destra. Il PD deve sapere elaborare le sue nuove tattiche orientate alla modernità, supportate da moderni mezzi di comunicazione, incalzando con una velocità superiore alla destra sui temi che impattano i cittadini, non tralasciando fatti, eventi e segnali che siano rilevatori del disastro di questa politica monodirezionale. Ecco, ReD può essere questo, un’associazione che aiuti il PD ad elaborare le nuove tattiche politiche, lecite e trasparenti, ma acute e incisive verso questa maggioranza autoreferenziale. Non deve essere un’ulteriore testimonianza di un modello di società già condiviso: su questo il PD non risparmia energie. E’ sulle tattiche che i cittadini attendono indicazioni e segnali. E’ questo tipo di determinazione operosa che si suggerisce a Veltroni, quando l’avversario politico al governo non solo non dialoga ma apostrofa come “non democratica” l’opposizione, rappresentata da quello scorcio di società civile che il 25 ottobre non chiedeva né ville né agi ma solo futuro e dignità per sé e i propri figli.
Ing. Sebastiano Abbenante
Gela (CL)
20 novembre 2008 alle 21:43
Penso che quest’iniziativa sia una garanzia soprattutto per tutti quelli della società civile che hanno creduto nell’innovazione politica del PD e si sentono un po’ smarriti,senza strumenti d’orientamento, nel mare della complessità politica italiana.I politici di mestiere sono gelidi perché conoscono la tempistica politica mentre i poveri cristi abbiamo bisogno di maggiori informazioni per capire meglio.Red svolge questa funzione vicariante.
DR Wa T.detto Giò Kasongo.
22 novembre 2008 alle 11:59
Elena Soria ha scritto il 23 Luglio 2008:
“Rimaniamo alla finestra a vedere cosa farà questa associazione”.
Commento:
Speriamo che la finestra non sia sulla sponda del fiume!.
Nicola Frustace
22 novembre 2008 alle 13:48
estendo una riflessione fatta in agosto e inserita sul mio blog (se ben ricordo il 18 di quel mese). Tanti saluti lu:
“Le repentine variazioni climatiche sono una caratteristica delle torride estati, lo scontro delle correnti d’aria calda, con quelle d’aria fredda fa scoppiare temporali che, a volte provocano danni, ma l’acqua e il refrigerio che apportano sono salutari per noi e per la natura.
Approfittando di questo clima, e dopo aver letto l’editoriale di Giuseppe De Rita sul “Corriere della Sera” del 30 giugno 2008, cercherò di far scontrare i pensieri che si sono accavallati nella mente per far scatenare una tempesta di idee. Pensieri di oggi, sul passato, sul presente, su come vorrei il futuro e come esso si lascia intravedere. Una rapsodia estiva da cui attingere quello che può essere utile.
Ecco già si formano le prime gocce…e qualche chicco di grandine…
È un’aspirazione dell’Uomo vivere ed essere felice, lo è pure il superamento del presente che opprime e il sogno di un futuro migliore?
Ora scendono molte gocce, racchiudono immagini del nostro paese quando esisteva un popolo che aveva la visione dell’avvenire e che lottava contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo……
…………. Il popolo della sinistra ancora nel dopoguerra voleva un futuro diverso, sognava mondi immaginari, il comunismo era uno di questi mondi. Il sogno accomunava e dava la forza per sopportare una vita dura e spesso umiliante. Il “padrone”, il potente, con i loro atteggiamenti arroganti potevano essere sopportati perché il sogno, la propria comunità, il partito, davano una speranza per il futuro.
Alla guida del partito c’erano dei capi che iniziarono un gioco pericoloso, per essere accolti nella società italiana che, con la sconfitta del fascismo, era diventata democratica. Da una parte si dichiaravano democratici e dall’altra alimentavano, in maniera più o meno allusiva, l’idea di un sistema diverso della democrazia liberale.
Le argomentazioni divennero, via via sempre più ardite, negli anni ottanta un congresso del P.C.I. in una delle prime tesi enunciava che la democrazia era la via del socialismo, cambiando la tesi precedente della “via democratica al socialismo”. La contraddizione era visibile, ma nessuno (o pochi) gridò che il Re era nudo, come poteva chiamarsi comunista un partito che si dichiarava democratico?
Certamente c’erano almeno due motivi che alimentavano l’ambiguità di quel gruppo dirigente, per prima cosa non aveva la forza per sostituire, nel popolo della sinistra, l’ideale messianico del comunismo con l’ideale della democrazia (il sol dell’avvenire con il sol del divenire), in secondo luogo non poteva abiurare gli ideali con cui era stato socializzato ed aveva contribuito ad elaborare.
A volte la strada della doppiezza porta alla schizofrenia, e il ragno impazzito s’imprigiona nella propria rete. A poco servirono le complesse e verosimili teorie dei sacerdoti di questo credo, gli intellettuali organici, quando le ricette, l’azione politica incominciavano a non dare risposte ai problemi reali e alle aspettative delle persone in una società sempre più complessa.
Con il passare degli anni e il persistere dei nodi mai affrontati la doppiezza divenne sempre più scissione dalla realtà: da una parte l’Italia democratica che affrontava i problemi reali e dall’altra la sinistra che sempre più delegava le scelte contingenti agli altri, assumendosi il ruolo di “giudice morale” e abdicando dalla lotta politica (reale). Pochi e mal tollerati erano coloro che avevano intrapreso una nuova strada, i riformisti che lottavano, nella solitudine, tacciati, a voce bassa, di alto tradimento.
Poi l’evento imprevisto ed imprevedibile, il collassamento del “comunismo reale”: il popolo era spaesato e né l’intellighenzia né il gruppo dirigente, avevano risposte.
Tanti furono i tentativi per traghettare la sinistra sempre più dispersa su altre sponde, ma gli ostacoli erano molti e gli scogli aguzzi e ben piantati. Nel profondo dell’animo di questo popolo il civismo, la cultura democratica erano termini oscuri o travisati. Pur di non abbandonare le vecchie certezze anche i termini più semplici erano manipolati. Un caso eclatante: pur di non chiamarsi riformisti e così accettare la lotta politica all’interno del sistema democratico venne usato il termine riformatori, che alludeva l’uscita dal sistema democratico pur usando, per fare questo, il sistema democratico.
Il sentimento diffuso era quello di cambiare IL SISTEMA, ma l’idea di un nuovo sistema non esisteva. La classe dirigente un po’ si appoggiava alla Chiesa, un altro po’ ai movimenti “alternativi”.
Il “benaltrismo” imperava, non si davano risposte ai problemi e si spostava il tiro su altre cose con l’ordinaria espressione: “ben altro è il problema!”.
Il popolo della sinistra, che non aveva ancora sepolto i vecchi idoli, dei quali i capi, con poco profonde e poco convinte argomentazioni avevano chiesto l’abiura, esponeva i nuovi simboli a cui credeva poco perché ritenuti privi di significato o a cui dava, in maniera latente, il significato della vecchia simbologia.
Intanto, la società era ed è in profonda trasformazione (e siamo all’oggi), incertezze, paure, disincanti, mancanza di fiducia per il futuro sono sentimenti che la attraversano e mentre la sinistra continua, come sempre, a discutere su se stessa, la risposta politica, per ora, viene purtroppo solamente dalla destra.
La destra interpreta la società dando delle risposte, spesso demagogiche e contraddittorie, usando gli ingredienti che gli sono naturali, la legge del più forte e l’egoismo, ma la interpreta e dà risposte, per questo sta vincendo. La sinistra litiga sulle virgole, la destra scrive libri.
Il popolo della sinistra è deluso, ma attento a qualsiasi segnale che, credibilmente, indichi una nuova strada. Le primarie del Partito Democratico sono state un successo, in molti e con convinzione ci siamo presentati, nonostante i chiacchiericci populistici e il gruppo dirigente raffazzonato ed autoreferente, il segnale delle persone della sinistra è stato forte e significativo.
Io credo nel sistema democratico, lo credo intimamente e sono convinto che la sinistra, il suo maggior partito, abbia il dovere di intraprendere un “critica” alla società attuale, adottare una chiave di lettura per capire quello che sta accadendo e proporre l’idea di una società futura, migliore e migliorabile.
Dobbiamo lavorare per dare la speranza, non bastano le rassicurazioni, non basta turare le falle di un modello sorpassato, dobbiamo indicare una nuova via, è finita l’epoca del “benaltrismo” e della politica degli “uomini contro”.
Abbiamo la responsabilità di dare la speranza, alle rassicurazioni non crediamo più, dobbiamo fare del PD un partito riformista e democratico, dobbiamo, possiamo, vogliamo lottare per la speranza di un avvenire migliore.
Il temporale è passato, ma pioverà ancora fin che c’è pioggia c’è speranza… “
9 dicembre 2008 alle 14:03
Il PD si interroga
Il clima di recessione ha invaso l’economia reale, anche italiana. Iniziano a pervenire i primi dati sulle aziende che chiudono, sulla perdita di posti di lavoro, sulla attivazione della cassa integrazione per i lavoratori che ne usufruiscono, sul calo dei consumi e sulla crisi del commercio, sul taglio dei bilanci delle istituzioni pubbliche ed in sintesi su tutto quello che in una economia depressa si innesca come reazione. In questo quadro le turbolenze che si stanno manifestando all’interno del Partito Democratico sembrano inopportune, paragonate con i problemi reali dei cittadini italiani. In realtà, proprio in virtù di questa congiuntura, un chiarimento ed uno stimolo all’interno del PD sono invece quanto mai opportuni, per rilanciare quell’idea riformista di un’Italia moderna e più equa.
Chiarisco subito che nel PD non è in discussione il modello di società che il popolo del PD auspica: realmente democratica, aperta all’accoglienza, fondata sul lavoro reale, con un robusto ceto medio, aperta alla modernizzazione e con una particolare vocazione per un welfare significativo. Su questo tema non ci possono essere punti di vista a confronto. Anzi Veltroni ne testimonia continuamente i contenuti. Su ben altro versante si apre un confronto necessario ed opportuno. Tenterò un’analisi ed una conseguente sintesi.
La politica della destra al governo sta trasformando dall’interno la nostra democrazia, ha applicato tecniche aziendali al governo del paese, con un consenso più orientato alla speranza che alla consapevolezza, emarginando il merito delle questioni a semplici ancillari. Le politiche economiche, decise in nove minuti e mezzo, e le politiche di riforma si sono espresse nel declinare l’efficienza economica come unico fine nei settori della scuola, della giustizia, della sanità, dell’emigrazione e del lavoro. Lo stesso caso Alitalia è l’emblema di una disfatta conseguita e perseguita, per partito preso, dal Presidente del Consiglio, che non può affatto ravvedersi.
Una politica economica che ha sprecato quasi tre miliardi di euro, per l’inutile estensione dell’esonero dell’ICI, altri tre per il caso Alitalia ed in ultimo ha abbandonato le politiche di lotta all’evasione, vera strategia nel recupero di risorse. Questa politica ha determinato l’attuale manovra di Tremonti che può essere riassunta come manovra una tantum, tutto fuorché strutturale e selettiva per la ripresa del paese.
Una politica che unisce continuamente conflitti di interesse palesi e quasi routinari, una politica che ci ha fatto scendere precipitosamente nella classifica dei paesi in merito al PIL attuale e previsto.
Il PD è l’unica forza rilevante che può e deve prepararsi ad invertire questa politica, anzi a stravolgerla. Qual’è la riflessione sulla debolezza dell’attuale opposizione? Una sola. Oggi il PD non governa l’iniziativa , non la ricerca, non ne intuisce l’importanza. L’iniziativa in politica è il fondamentale elemento di catalizzazione dell’attenzione dei cittadini. Soprattutto in un momento in cui la molla sociale è compressa e non trova controparti attrezzate per tradurre questa energia potenziale in proposte e sfide, soprattutto sfide, che sappiano caricare di volontà e speranze plausibili i cittadini, che stanno retrocedendo nella catena del valore sociale ed in alcuni casi della sussistenza.
Nelle stesse legioni manipolari romane un ruolo preponderante in battaglia era affidato ai “veliti” che, attrezzati con armi leggere, sfidavano e provocavano il nemico per indurlo ad azioni per le quali erano pronti artifici e piani per conseguire la vittoria.
Di questo ha bisogno oggi il PD: sfidare la politica di destra tenendo in pugno l’iniziativa, tutto il contrario di dover argomentare le proprie ragioni ma su contesti innescati dalla destra e per ciò strategia perdente in partenza. Il governo ombra insegue l’iniziativa della destra, non la innesca purtroppo. L’area che fa capo a Massimo D’Alema sente vivamente questo vincolo ed il chiarimento serve a dare uno stimolo che possa rendere il PD, oltre che un testimone di un’Italia migliore, anche uno strumento di probabile cambiamento che risolva l’incertezza di una parte di Italiani. Italiani che non ambiscono ad una libertà vuota e selettiva ma ad una comunanza di diritti e supporti che diano dignità a tutti e merito ai migliori.
Sebastiano Abbenante
Presidente cittadino ReD – Gela
12 dicembre 2008 alle 13:46
****L’esperienza del PD fino ad ora non sa nè di carne nè di pesce. Il gruppo dirigente non ha saputo e continua a non saper comunicare alla massa dei suoi simpatizzanti e sostenitori la cultura guida del partito. Che loro ne siano a conoscenza nessuno lo mette in dubbio, diciamo. Ma nella realtà i cittadini italiani, per la maggiorparte, non sono impegnati in politica in modo attivo: devono vedere come arrivare alla fine del mese (ed in special modo in questo periodo di forte crisi). L’attenzione e/o la partecipazione alla vita politica del paese ai vari livelli, a mio avviso, è legata a fattori estremamente diversi: il livello culturale della persona ed il benessere generale e particolare delle comunità e delle persone che ci fanno parte. In questo particolare periodo storico-economico la gente vorrebbe che si risolvessero i problemi senza compromessi (possibilmente, quindi, gestiti da poche persone, ..anche da una se possibile). Ed è qui che si inserisce la inadeguatezza del PD in questo periodo. In parole povere: la gente ha tempo per partecipare alla vita democratica quando sta bene, anche se ciò appare come un paradosso bello e buono.
Proposta: sospendiamo le primarie di qualunque tipo (a cui partecipano anche sostenitori della destra per orientare il risultato in modo più favorevole a loro) anche perchè il popolo italiano sa trovare le forme quando vuole farsi sentire (vedi le manifestazioni contro la riforma scolastica) e convogliamo le energie verso una opposizione chiara, corretta ma di spessore, ad un governo palesemente nemico del popolo italiano.
16 dicembre 2008 alle 21:09
Sconfitta alle elezioni regionali dell’Abruzzo e ricerca del capro
espiatorio.
Leggo con incredulità che si vanno a cercare le “colpe” nell’alleanza
con Di Pietro.
Sono pienamente d’accordo con Veltroni: non cerchiamo alibi né
giustificazioni assurde. La causa non è da ricercare in casa altrui ma
nella propria. Se non si fa piena pulizia della vecchia mentalità, se
ci trasciniamo dietro carcasse legate ad un logoro e screditato modo
di fare politica, se non ci liberiamo di personaggi che hanno sporcato
l’immagine di un partito pulito e nuovo, è inutile e fuorviante
prendersela con Di Pietro che incarna, a torto o a ragione, l’unico
baluardo di un’Italia che resiste al compromesso ed esprime il proprio
parere senza tanti giri di parole. Non lo liquidiamo superficialmente
definendolo “populismo”: potrebbe essere al contrario capacità di
interpretare l’umore e il malumore della gente e farsene portavoci.
La classe dirigente del ns. partito, al contrario, è ancora in grado
di comunicare con il mondo reale o sa soltanto parlarsi addosso senza
sincerarsi che il messaggio arrivi a tutti? fa grandi discorsi ma
parlare con la “gente” alle prese con i problemi anche gravi di tutti i
giorni non credo sia più in grado di farlo. Sa scegliere i propri
rappresentanti? Sanno, i ns. grandi dirigenti, che certa Italia che per
la sinistra vota e vorrebbe continuare a votare invece di astenersi,
non chiede al Pd liti condominiali ma massima trasparenza, questione
morale, massimo coraggio anche di lasciare la propria carica per il
bene comune se ce ne fosse bisogno e , soprattutto, politici da votare
al di sopra di ogni sospetto. Il partito sta implodendo trascina
ndo con sé l’ottimo e il pessimo, in un mare magnum indistinto che
provoca solo sgomento e disamore in chi ha creduto in questo progetto.
Di qui il forte astensionismo e il qualunquismo dilagante.
Lasciamo perdere le alleanze, in questo momento sono l’ultimo
problema. Ripartiamo dalla questione morale, da scelte chiare e non
compromissorie, dall’ideale che si fa concretezza e si trasforma in
proposta politica che sappia migliorare la vita delle persone ed essere
modello indiscutibile per tutti. Mirella Luzi
18 dicembre 2008 alle 14:05
Le ragioni del nostro impegno e delle nostre speranze non vengono meno, i principi che ci guidano sono grandi, non basta un gruppo dirigente inetto per mandare al macero le speranze per il futuro…..io non mollo.
Democrazia, libertà, dignità, l’imperativo che ciascuna persona abbia valore in quanto tale, la liberazione dell’uomo, sono principi che non devono venire smorzati.
Ci batteremo affinché questi valori, questi confini che ci siamo posti, siano tradotti in azione politica da un partito serio, che interpreta la società e propone una speranza, un modo di vita per cui valga la pena spendersi, un sogno per il futuro.
I tempi sono bui, ricordo un caro amico, teneva appeso sulla scrivania un quadretto con una massima “dopo il peggiore temporale ritorna il sereno”. Sono convinto che il sereno viene dall’impegno di ciascuno di noi.
Se il gruppo dirigente non funziona, dobbiamo smettere di pensare, di impegnarci?
Ma scherziamo! Lo spirito che ci muove è troppo forte, dobbiamo impegnarci tutti, non ci nasconderemo attribuendo le colpe agli altri, incominciamo a cambiare noi stessi, buttiamo gli occhiali fatti di mentalità vecchie, che distorcono la realtà, guardiamo le aspirazioni delle persone che ci sono intorno, le paure, i sogni, interpretiamole tenendo fermi i nostri valori, traduciamo questo in proposta e azione politica e….decidiamo.
Certo, “’A da passà a’ nuttata”, ma una candela, anche piccola, possiamo accenderla.
29 dicembre 2008 alle 02:25
il parlare di politica con la gente tramite incontri e mediante web credo sia valido , soprattutto la rete è utile a far avvicinare i ragazzi alla politica per poter spingere e stimolare qualcuno di loro a dare un giusto ricambio (ne abbiamo bisogno) anche nella ns. dirigenza. buon lavoro e auguri
6 gennaio 2009 alle 17:36
La ricerca del “male oscuro” negli altri porta a risultati nefandi. Accade oggi nel PD, con la caccia all’untore, al disonesto, ma, come ben si sa, i moralisti sono tanto severi con gli altri quanto indulgenti con loro stessi. Dar la colpa agli altri è un alibi per non affrontare i mali che sono in noi. Sono convinto che sia necessario un congresso che faccia emergere il partito che vogliamo essere, cosa vogliamo proporre per il futuro.
Dobbiamo definire i valori, gli scopi, il modo di operare e di essere. Queste sono cose fondamentali, ora dolosamente taciute e colpevolmente date per scontate, ma scontate non lo sono.
Dobbiamo discutere in maniera democratica ed abbandonare il populismo spicciolo, la storia contemporanea ha conosciuto fin troppi leader che fanno appello direttamente a una folla indistinta che ha come unica scelta il consenso al capo o capetto del momento (come è avvenuto alle nostre primarie, o nel caso dei sindaci che trasformano il voto dato per governare una città in una investitura per dirigere qualsiasi cosa).
Non siamo disponibili alla cinica politica del trovare il “capro espiatorio” di turno, per non cambiare nulla…….
A proposito di capro espiatorio ecco quanto la “regina Zabo”, che dirige una casa editrice, dice a Benjamin Malussène di professione capro espiatorio: dal romanzo di Daniel Pennac “LA PROSIVENDOLA” (1991)
“ – Mi stia a sentire, Malussène, l’ho assunta come capro espiatorio perché si beccasse le piazzate al posto mio, perché subisse le grane con un piantino al momento giusto, perché risolvesse l’irrisolvibile spalancando le sue braccia di martire, in poche parole, perché lei si facesse carico………..-“
9 febbraio 2009 alle 10:23
Sono reduce dalla visione della puntata odierna di Omnibus su la7, puntata che ha avuto come tema quello che appare essere lo scontro piu grave che oppone il Presidente Napolitano al Presidente del Consiglio.
I giornalisti hanno presentato molte argomentazioni per tentare di dare una lettura della accelerazione che il tema etico sollevato dal caso Eluana in chiave politica e devoo dire che con alcune di esse mi trovo anche in sintonia, ma è mai possibile però che finora a nessuno sia venuto in mente che il primo obiettivo per il Presidente del Consiglio è portare acqua al suo mulino in occasione delle prossime imminenti elezioni regionali sarde? Possibile che conoscendo la eccezionale capacità del capo del PDL di essere nel momento e di saper sfruttare ogni opportunità con trovate che spiazzano ogni volta nessuno abbia pensato che il caso eluano giocato in questi modi in questi tempi si rivelasse un formidabile elemento di propaganda politica per l’immediato ed aprisse contemporaneamente una crepa ulteriore nella base istituzionale sia della figura del Presidente della Repubblica che della struttura della Costituzione repubblicana.
9 febbraio 2009 alle 21:09
Con L’immensa stima che nutro nel Sen. De Castro direi dovrebbe essere una buona idea queasta associazione!
Saluti
Gianfranco Rambelli
(agricoltore “trasversale”)
9 febbraio 2009 alle 21:10
Con L’immensa stima che nutro nel Sen. De Castro direi che dovrebbe essere una buona idea queasta associazione!
Saluti
Gianfranco Rambelli
(agricoltore “trasversale”)
18 febbraio 2009 alle 13:14
Vorrei fare un appello all’on D’alema, alla luce delle sconfitte elettorali e delle dimissioni dell’on.Veltroni, chiedendo se non sia il caso di aprire una seria e VERA riflessione sull’identità politico-culturale del partito. Questo PD sembra nato, agli occhi dell’opinione pubblica, dal tentativo di fusione delle ideologie postcomunista e cattolica/popolare -(nonostante l’abuso della parola riformismo, tutti i riformismi ecc.ecc.) tra loro in larga misura inconciliabili perchè per decenni avversarie ed è proprio qui a mio modestissimo parere l’errore politico, perchè l’ideologia e la struttura che andavano salvaguardate e portate in “fusione” erano e restano quelle di matrice SOCIALISTA, per decenni, invece, alleata dei cattolici popolari.
Come primo passo per una seria ricostruzione del PD le chiedo se non bisognerebbe recuperare un rapporto sinergico con la galassia socialista (on. Amato dov’è???) o quel che ne resta, ammettendo pubblicamente l’errore politico madornale commesso anche solo dal punto di vista simbolico, mi riferisco all’esclusione dell’allenza dei socialisti, non permettendogli alle elezioni ciò che invece è stato permesso all’IDV con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo se non fossero stati, in prospettiva, più organici al PD, visto che erano già tra i fondatori dell’Ulivo, i socialisti di Boselli che non Di Pietro. Secondo lei, non è premessa imprescindibile alla rinascita politica del PD una intellettualmente onesta e seria analisi ed ammissione degli errori politici commessi nel passato più o meno recente che hanno impedito alla sinistra italiana di caratterizzarsi come socialista e riformatrice, anche perchè i simboli di quella tradizione(che in politica sono importanti se non fondamentali) sono stati o annientati o posti nel dimenticatoio?. Ad esempio, in un suo recente intervento sui padri della Patria, on D’alema,lei ha citato De Gasperi, Togliatti e mi perdoni non ricordo gli altri ma ricordo chiaramente che non vi era un minimo accenno alle grandi figure storiche del socialismo italiano, possibile che Nenni, Pertini, De Martino, Lombardi ecc ecc non meritassero una sua citazione? Così facendo non abbiamo regalato a Berlusconi tutta una area o tradizione politica, i Frattini i Brunetta i Sacconi i Tremonti (nel bene o nel male l’area riformatrice e “capace” del governo Berlusconi è tutta targata PSI, perchè??).Credo che si debba fare uno sforzo per recuperare “PUBBLICAMENTE” un rapporto con la storia socialista e riformatrice di questo paese ammettendo, come dall’altra parte ha fatto l’on. Fini spingendosi a dichiarare che il fascismo è stato il male assoluto,che il comunismo “mondiale” è stato il male assoluto della sinistra. Bisogna poi recuperare la simbologia socialista, basta solo con Berlinguer e Togliatti, viva anche Pertini, Lombardi e Nenni e qualcosina di buono l’avrà detta e fatta anche quel “mostro” di Craxi o NO? io credo che lei, on D’alema sia l’unico politico “capace” nell’attuale panorama della sinistra italiana e comunque l’unico con l’autorevolezza di fare questa operazione che modestamente ritengo fondamentale per il nostro futuro (di sinistra) e per quello delle prossime generazioni.
Non crede ad esempio che una personalità politica come Epifani considerato il suo trascorso ed il suo presente politico, forse potrebbe aiutare questo processo più della promozione dell’on Bersani (ottima figura, ma come ministro non come leader)?. Insomma, forse dobbiamo prima darci una storia e caratterizzarci poi pensare ad un futuro di alleanze.La mancanza di riferimenti storici validi credo stia portando la sinistra italiana alla deriva (siamo rimasti con i comunisti che mangiavano i bambini, ed i socialisti che sono ed erano tutti ladri, possibile???).Riscriviamo la storia vera,e diamogli visibilità, nei fatti e nelle persone, per il bene di tutte le future generazioni che almeno possano rifarsi se non altro ai valori, della sinistra. Non crede che solo dopo ciò, si potrà rifondare questo PD, partendo mi auguro dai valori politici condivisi, UGUALITARISMO (concetto purtroppo che sembra oramai tramontato), giustizia sociale, laicità dello stato, difesa e promozione del pubblico (acqua, istruzione, sanità),promozione nuove energie ecocompatibili, difesa dei vecchi e promozione di nuovi diritti dei cittadini (aborto, testamento biologico), diritto all’informazione vera (viva internet) formativa della pubblica opinione e soprattutto del diritto lavoro come funzione basilare per la vita dei cittadini così come scritto nella Costituzione,(basta operatori di Call Center ma che lavoro è??? che prospettive dà ad un giovane, bisogna creare lavoro VERO, lavori nuovi (magari pubblici un grande piano d’investimento sulle infrastrutture idriche, geololgiche, stradali, ferroviare, ,energetiche, ecc ecc), credere nella ricerca come sviluppo e prospettiva di vita, il livello di sicurezza pubblica dovuto ai cittadini da parte di uno Stato, i diritti degli immigrati, l’indipendenza del potere giudiziario da quello politico, insomma un nuovo manifesto
del centro sinistra, auspico una assemblea Costituente dei VALORI e dell’IDENTITA’. Mi perdoni l’ardire dello sfogo ma l’idea di invecchiare sotto BERLUSCONI ed il berlusconismo è per me veramente logorante.
6 marzo 2009 alle 09:12
avevo colto nella iniziale proposta della nascita di red un o strumento di riferimento importante quanto auspicabile per il pd.un luogo di elaborazione e coinvolgimento per tanti che come me dopo decenni di militanza attiva hanno creduto alla nascita del pd,hanno contribuito tra mille fatiche di conciliare lavoro e militanza.Poi l’orrore ,la conferma che la vs intelligenza si perde in un tatticismo maniacale e distruttivo,assoluto e spasmodico tentativo non gia’ di portere contributi anche aspri di discussione ma di confondere fino all’orrore appunto il fine con i mezzi;permettetemi di dirvi quanto proprio red ,d’alema e conventicola rappresentino cio’ che mai avrei voluto rivedere,prprio voi a cui avevo affidato la mia concreta adesione e sincera passione rappresentate il pizzino” di la torre,le guerre di corridoio il doloroso ritorno a un passato fatto di logiche di potere e non di partecipazione,soli ed assoluti detentori di consapevoli certezze di essre i migliori proni a liquidare culture e speranze in nome della vs devastante assoluta logica di potere siete e rimarrete solo questo,il “pizzino” per forza Italia.buon viaggio Luca
12 marzo 2009 alle 14:44
La sfida che il PD deve vincere
Già si predispongono strategie per le prossime elezioni europee. Le soglie di sbarramento sui partiti sono oggetto di accordi a valenza strategica. L’appuntamento è vissuto come una verifica profonda dell’assetto politico attuale e ancor più dell’assetto interno del PD. Nascono pertanto riflessioni sulla marcia in più da dare al Partito Democratico per scongiurare una fase, inutile nasconderlo, di difficoltà, tutta interna. Si, interna al partito, non addebitabile a cause prevalenti esterne, ma ad assetti, metodi ed organizzazioni che stanno presentando il conto. Il paradosso che si presenta è che esiste un bacino di consenso che vorrebbe essere rappresentato, più ampio dei numeri che il PD presenta nei sondaggi e nello stesso parlamento. Ma vuole essere rappresentato con approcci e presupposti differenti.
Il tema è attuale e fondante e corrisponde alla domanda: Ma il “nuovo” del partito democratico può essere il solo presupposto dell’efficacia del partito?. Sembra, allo stato dell’arte, che ciò non basti. Pur essendo il primo partito che ha “inventato” le primarie, che ha posto nel suo statuto la limitazione numerica sulle legislature, che, con Veltroni, insiste nel rinnovamento della classe dirigente, che sacrifica le alleanze ad una linea pragmatica e di governo. Evidentemente ciò non basta o, meglio dire, è una sola componente, non l’unica, di cui il partito deve dotarsi. Qual è allora la componente mancante che fa soffrire la base che vuole essere rappresentata in contrapposizione alle politiche della destra governativa o alle politiche localistiche che stanno investendo l’Italia?
La risposta è articolata e per capirla occorre citare un presupposto.
Il novecento è stato un secolo con una storia tormentata ma percorsa da passioni forti. Le ideologie, nel loro carico passionale, oserei dire mitizzante, avevano aggregato masse di elettorato fornendo chiavi di lettura dei fenomeni sociali, non degli eventi. Ossia di quegli assetti della società che facevano parte della vita quotidiana della gente, dando risposte ed indicazioni di rappresentanza che la società interpretava. La stessa dottrina del cattolicesimo sociale assolveva allo stesso compito delle ideologie, ossia di interpretare fenomeni sociali e indirizzare i programmi di governo. Nel terzo millennio le ideologie ci hanno abbandonato perché hanno preteso di essere, oltre che strumenti di interpretazione dei fenomeni sociali anche piani di politica di governo, con risultati paradossali ed in alcuni casi disastrosi.
Rimane però il fatto che assolvevano ad un compito fondante che era quello di fornire all’elettore una visione “fenomenica” della realtà, sintesi dei macromeccanismi che regolavano i rapporti di forza tra ceti sociali e poteri economici. Questa funzione, con la caduta delle ideologie, è venuta meno.
Un fatto eclatante ed attuale ci fa accorgere di tale mancanza. La spaccatura sindacale tra CGIL da una parte e CILS e UIL dall’altra, sta avvenendo sulla base di un postulato che vede ribadire da parte di Bonanni e Angeletti una missione sindacale perimetrata dall’obiettivo di fare buoni contratti, stante la situazione economica e politica attuale. Epifani sostiene, di fatto ed in contrapposizione, un ruolo “politico” del sindacato, ove per ruolo politico si intende estendere l’analisi e le rivendicazioni partendo anche dalle scelte politiche che immancabilmente condizionano regole ed efficacia dei contratti. Questa interpretazione pone di fatto il quesito cardine: chi è l’erede dell’interpretazione dei fenomeni sociali, abbandonati dalle ideologie e non presi più in carico dalla politica? La sola, invece, che avrebbe dovuto ereditare questo ruolo e questa mission. Oggi la politica si occupa (giustamente) di programmi, spesso di amministrazione, tanto che il partito tende a coincidere con il partito degli amministratori, dei sindaci e dei governatori, di chi deve gestire eventi, anche complessi, ma blandamente si occupa di fenomeni sociali. In questo quadro economico il postulato prevalente è che le risorse vengono solo dal mercato e, poiché il mercato è in crisi (non per gli avveduti speculatori), non ci sono risorse da distribuire ma efficienze da attuare. La politica diventa pertanto orfana di un’interpretazione del sociale, come le ideologie, con i loro limiti, assicuravano. Il PD è orfano di questo. Nel momento in cui cerca nell’emulazione del radicamento della Lega Nord i criteri di rilancio e radicamento proprio, anche se in contrapposizione alle politiche nordiste e pensando paradossalmente ad un PD del NORD fatto di buoni amministratori, è un partito che si autolimita. Occorrerebbe invece una interpretazione sociale catalizzante, che ricrei anche dei miti, che univano consensi e azione e che il novecento, con i suoi limiti ed errori, aveva espresso. La politica ha ceduto il passo all’amministrazione, peraltro in mancanza di risorse è necessariamente un’amministrazione comunque perdente.
Il PD ha bisogno di un rilancio che lo faccia riappropriare di un ruolo interpretativo della realtà sociale, ha bisogno che nei circoli si parli e ci si confronti sui fenomeni di divaricazione sociale in atto, di povertà dilagante, di chi ci guadagna dalla crisi attuale, di miglioramento delle condizioni di vita delle nuove generazioni, di quali nuovi assetti servono per rendere reale la sicurezza sul lavoro. Cose che non possono essere solo amministrate, ma anche valutate in termini di fenomeni socio-economici che determinano poi gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.
Il PD potrà riscattarsi e prevalere se, insieme ad un coraggioso senso del nuovo, abbinerà la volontà di ereditare questo ruolo interpretativo ormai lasciato abbandonato dalla scomparsa delle ideologie, l’unico metodo per creare consenso e identificazione.
Sebastiano Abbenante
Presidente ReD-Gela
18 aprile 2009 alle 18:37
Le Libertà in politica
Il recente congresso celebrativo dei natali del nuovo partito delle Libertà, che vede confluire AN e Forza Italia, è un ottimo spunto per un ragionamento di base.
Senza nulla togliere alla magnificenza dell’evento, impeccabile per organizzazione e veicolazione dei consensi, forse è arrivato il momento di far chiarezza sui valori, assunti come principi della politica, ripetuti così tanto da perdere il loro significato per approdare ad una ovvietà valoriale che è bene, per tutti, dirimere.
La libertà è sempre stato un valore ispiratore, è però stato sempre un valore condizionato o, meglio dire, subordinato, non autonomo in sé. Infatti la libertà presuppone una risorsa alla quale attribuirlo. La risorsa (chiamiamola così per mancanza di altre migliori accezioni) che dà senso alla libertà può essere un bene di cui si ha disponibilità e per la sua fruizione più piena ha bisogno appunto del principio della libertà.
La libertà di esprimere opinioni ha bisogno della risorsa dell’ascolto (anch’esso libero) e della partecipazione, senza le quali diventa monologo o preghiera. La libertà di emancipazione in generale presuppone la disponibilità di risorse civili come la scolarizzazione, la specializzazione formativa, il lavoro e il ruolo sociale. La libertà di disporre dei propri beni materiali presuppone i beni materiali su cui operare le scelte d’uso. Persino la libertà di affetto presuppone la scelta delle compagnie e delle persone che uno stima e apprezza, non può realizzarsi nel chiuso di una stanza.
Pochi esempi per dire che la Libertà vale più di un tesoro se è presente la risorsa di cui si invoca la libertà di fruizione.
Bene, oggi questo aspetto di subordinazione, viene sottaciuto, arrivando al paradosso che può invocare il principio di libertà anche un lavoratore che perde il posto di lavoro, ha figli e moglie da mantenere, ha, magari, un’età non più giovanile e vive in un ambiente deficitario di servizi di assistenza e supporto. Un tale tipo di realtà (e oggi tali situazioni stanno purtroppo scatenandosi esponenzialmente per la crisi di deflazione in atto) si presta scarsamente ad essere declinata con il principio della libertà, Libertà di far cosa? Di gestire o fruire di cosa?
Senza voler essere manicheo tale principio, fondamento di ogni democrazia, necessita purtroppo di risorse subordinate. Certo, i ceti benestanti colgono a pieno la magnificenza di tale principio. I ceti in difficoltà o emarginati scarsamente ne colgono le ricadute.
Ecco, in una società civile sarebbe opportuno che la Libertà avesse un senso per tutti, ossia tutti dovrebbero avere risorse personali e collettive, variamente distribuite, su cui declinare il sano principio della Libertà.
Lo sanno questo i nuovi viaggiatori del nascente partito delle Libertà? Sanno che tale fantastico principio, inneggiato in tutti i processi di liberazione di risorse, va declinato con un subordine? Forse molti preferiscono credere tale principio autonomo, valido egualmente sia per coloro che sprecano che per coloro che non osano pensare ad un futuro.
Forse il Partito delle Libertà dovrebbe sposare l’idea di un Partito delle Risorse, senz’altro variamente distribuite ma non assenti nei vari ceti. Solo poi inneggiare alle Libertà, non vuote perché riferite a risorse di cui tutti mediamente fruiscono.
Auguri al nuovo partito per un libero pensiero civile. Ma quest’ultima libertà presuppone il pensiero civile!
Sebastiano Abbenante
Presidente ReD-Gela
7 luglio 2009 alle 19:01
Perchè ci riconosciamo in Bersani
A ottobre si decide la leadership del partito democratico. In realtà, per chi ci crede, si decide molto di più. Si decide il riscatto di un’Italia violentata nei diritti e nella sopravvivenza, riscatto che solo un’opposizione innovativamente strutturata può tentare.
La candidatura di Bersani appare la più forte, ma ciò non basta per renderla autorevole, pertanto un ragionamento può spiegare perché è anche autorevole.
Franceschini è il portatore di uno stile di segretario con grandi pregi, semplice nei modi e nei concetti, lineare nei comportamenti al limite della frugalità di vita (e non è poca cosa oggi per chi deve essere anche di esempio), combattivo e determinato verso avversari potenti e organizzati, integratore tra le anime del cristianesimo sociale di Zaccagnini e la tradizione sociale della sinistra, scevro da preconcetti, aperto ad innovazioni sociali ed etiche ed alle nuove generazioni, non bramoso di un potere temporale che la politica oggi induce. Tutto questo va riconosciuto.
Ma oggi siamo in una politica battagliera, una politica che ha di fronte due sfide gigantesche: la prima è quella di dimostrare che l’antipolitica non è un’alternativa; chi la coltiva fa il gioco dei poteri forti (economici, aziendali e malavitosi) che occuperebbero immediatamente gli spazi lasciati liberi dalla politica. La seconda è una battaglia da vincere contro una destra che ha manipolato la realtà, ha i mezzi per farlo e l’unica cosa che propone è l’ottimismo spensierato, riconducendo a fattori psicologici ciò che ogni famiglia italiana vive sulla propria pelle. Una sola arma è idonea per sperare in un riscatto: un’idea forte di sviluppo sociale della nostra società, idea strutturata in programmi, temi, azioni, tattiche, comunicazione, tutto ciò che la possa rendere fattore di entusiasmo e credibilità da parte dei cittadini.
Bersani ha dimostrato, nel governo Prodi, che una politica di liberalizzazioni, accoppiata ad una reale politica di lotta all’evasione con Visco, era il presupposto per rendere questo paese moderno e aperto alla mobilità sociale delle nuove generazioni, che avrebbero potuto godere di un contesto sociale e lavorativo meno corporativo di quello che oggi l’Italia esprime. Un trattore politico lanciato ad arare i campi ispidi ed infecondi della nostra Italia. Bersani è pertanto colui che oggi è portatore e sperimentatore di idee che possono cambiare l’Italia.
Un’ultima nota non secondaria. Bersani ha annunciato che la sua idea di partito è quella di un “partito da combattimento”. Se le parole hanno un peso ed un senso la trovo una sintesi felice e significativa. Non più un “partito di lotta”, tipico di una sinistra da prima repubblica, ma da combattimento. C’è in questo una differenza sostanziale e profondissima. La lotta è stato un mito della sinistra, il suo vero senso deriva dal latino lucta e si addice ad uno scontro corpo a corpo tra atleti disarmati. E’ una categoria eroica che, associata a ideali da difendere, rende nobile il combattimento. Ha però la caratteristica di non porre enfasi nella fase preparatoria, quella che prelude all’esito della lotta. Il concetto di combattimento implica invece un armamento ed implica il prepararsi ad operazioni di guerra in maniera collettiva. Naturalmente tutto interpretato nel quadro politico civile. Ma il paradigma cambia. Non basta oggi l’entusiasmo dei valori in cui si crede, occorre conoscere ed attuare le tattiche perché tali valori possano conseguirsi. Occorre, in chiave politica, curare “la logistica” dei programmi politici che spesso richiedono un quinquennio di azioni per realizzarsi, senza perdere fette di consenso. Altrimenti si fa populismo, l’unica forma politica che promette ritorni immediati, ed immancabilmente, in seconda battuta, continuamente rinviati.
Bersani ha esperienza, determinazione, ideazione e volontà per essere un combattente in un partito di combattenti. E se da emiliano doc rappresenta il sud del nord, anche la nostra Sicilia può riconoscersi in un candidato segretario che deve portarci al riscatto e ad un’Italia moderna e più egualitaria.
Sebastiano Abbenante
Riformisti e Democratici – Gela